La Gigafactory Tesla in Nevada è finita al centro di una serie di furti organizzati che hanno colpito rimorchi carichi di auto e batterie per accumulo domestico. Da dicembre a oggi si contano almeno 11 episodi, con merci sottratte per un valore complessivo di diversi milioni di dollari.
Il punto più critico non è solo il valore dei carichi, ma il metodo usato: gruppi criminali avrebbero sfruttato falle nella sicurezza logistica, usando documenti falsi e vettori poco verificati per ritirare i rimorchi direttamente dalle aree di carico dello stabilimento.

I furti hanno colpito soprattutto batterie Powerwall e carichi in uscita dalla fabbrica
Il primo caso documentato risale a dicembre, quando due rimorchi con batterie domestiche Powerwall 3 per oltre 475.000 dollari ciascuno, circa 440.000 euro, sono usciti dall’impianto tramite un trasportatore dalla credibilità dubbia. I mezzi sono stati poi ritrovati vuoti nel sud della California, a circa 800 chilometri di distanza.
A gennaio la situazione è peggiorata rapidamente. In un solo mese si sono registrati nove episodi sospetti, compreso un rimorchio con 123 batterie Powerwall destinato a un altro sito Tesla in California e sparito durante il trasporto. Nei giorni successivi sono stati sottratti anche altri due carichi da circa 500.000 dollari l’uno, pari a circa 465.000 euro.
- Almeno 11 furti registrati dal mese di dicembre.
- Tra le merci rubate figurano auto Tesla e sistemi di accumulo domestico.
- I carichi venivano prelevati direttamente dai punti di carico della Gigafactory.
- In diversi casi i rimorchi sono stati recuperati grazie al GPS, ma non sempre con la merce ancora a bordo.
I gruppi criminali avrebbero usato identità false e subappalti irregolari
Le indagini descrivono un modello ricorrente: broker logistici che subappaltano il trasporto a operatori non qualificati, documenti alterati e conducenti con identità false. In uno degli episodi analizzati, il vettore incaricato non aveva nemmeno l’autorizzazione per operare su tratte interstatali.
Il quadro è quello di un furto pianificato, non di assalti improvvisati in viaggio. I gruppi criminali sfruttano i passaggi meno controllati della filiera, dalla verifica dell’autista alla gestione degli ordini di trasporto, con una logica molto vicina alle frodi digitali applicate alla logistica fisica.
- Uso di patenti commerciali falsificate o intestate ad altre persone.
- Subappalto dei viaggi a trasportatori non regolari.
- Sfruttamento di controlli deboli tra azienda, intermediari e autisti.
- Crescita dei furti cargo organizzati negli Stati Uniti, con target sempre più orientati a beni ad alto valore.
Tesla ha rafforzato i controlli, mentre le batterie rubate possono diventare inutilizzabili
Dopo i primi episodi Tesla ha irrigidito le procedure di accesso, in particolare con verifiche più severe sull’identità degli autisti ai cancelli dello stabilimento. Gli investigatori ritengono che queste misure abbiano già portato risultati concreti nel contenere il fenomeno.
C’è anche un secondo livello di protezione che riguarda direttamente il prodotto. Le batterie per accumulo individuate come rubate possono essere segnalate nei sistemi interni e, una volta inserite nell’archivio dei dispositivi sottratti, non possono più essere attivate. In pratica, chi le acquista rischia di ritrovarsi con hardware costoso ma inutilizzabile.
- Verifica più rigida dell’identità dei conducenti in ingresso e in uscita.
- Monitoraggio dei carichi con localizzazione GPS.
- Segnalazione delle unità rubate per impedirne l’attivazione definitiva.
- Maggiore attenzione ai passaggi tra broker, trasportatori e destinatari.


