Xiaomi avrebbe avviato una riorganizzazione importante della propria divisione robotica con la creazione del nuovo dipartimento dedicato all’intelligenza incarnata e alle applicazioni.
La mossa segnala un’accelerazione chiara su un segmento che Xiaomi sta già portando fuori dal laboratorio e dentro processi industriali reali. Il nuovo assetto riunirebbe infatti più team interni sotto un’unica direzione, con l’obiettivo di coordinare modelli di base, capacità robotiche e impieghi concreti in fabbrica.

Xiaomi accentra i team sull’intelligenza incarnata
Il nuovo dipartimento avrebbe assorbito diversi gruppi già attivi nel settore, tra cui il team VLA guidato da Chen Long e l’unità robotica incarnata associata a Cai Rui. Con questa riorganizzazione, tutte le principali direzioni operative legate al percorso dell’embodied AI di Xiaomi passerebbero sotto la supervisione di Kong Tao.
Il profilo del manager è coerente con questa fase: dopo l’ingresso in Xiaomi, Kong Tao si sarebbe occupato soprattutto dei modelli di base per la robotica incarnata. In una recente riunione interna, il suo lavoro sarebbe stato valutato in termini molto positivi, segnale che il gruppo considera questa area non più sperimentale ma sempre più strategica per prodotti e automazione.
I robot Xiaomi stanno già lavorando nelle linee produttive auto
L’interesse per questa riorganizzazione cresce anche alla luce dei progressi già mostrati nei siti produttivi di Xiaomi Auto. A inizio anno i robot dell’azienda avevano iniziato una fase di prova in una stazione dedicata al montaggio di dadi autofilettanti, entrando quindi in un contesto manifatturiero concreto e non solo dimostrativo.
A marzo era emerso un primo risultato operativo: nel reparto auto, il sistema aveva funzionato in autonomia per 3 ore consecutive, con un tasso di successo del 90,2% nell’installazione simultanea su entrambi i lati, rispettando anche il ritmo di linea più rapido richiesto, pari a 76 secondi.
Nello stesso periodo i robot hanno iniziato a testare anche nuove mansioni nel reparto logistico dell’assemblaggio finale, come l’ordinamento dei pannelli laterali della console centrale e il recupero con piegatura delle casse di materiale. In entrambi i casi il tasso di successo indicato ha raggiunto il 90%, un dato che rafforza l’idea di una piattaforma destinata a espandersi su più scenari applicativi.
La nuova divisione può dare continuità tra modelli AI e applicazioni reali
La riorganizzazione arriva in una fase in cui Xiaomi sta già costruendo il proprio posizionamento sull’AI fisica anche sul fronte software. Negli ultimi mesi l’azienda ha presentato un modello base per robot pronto all’uso e ha diffuso progetti open source orientati a compiti robotici unificati, mostrando una strategia che unisce addestramento, modelli generativi e impiego operativo.
Mettere tutto sotto una regia unica può essere il passaggio decisivo per trasformare questi tasselli in una roadmap più leggibile: meno frammentazione interna, più integrazione tra ricerca, modelli e casi d’uso. Per chi segue Xiaomi, il dato davvero interessante è proprio questo: la robotica non appare più come un progetto collaterale, ma come un’area che il gruppo sta strutturando con priorità industriale.
