Xiaomi ha reso noto che il proprio ufficio legale ha ottenuto una prima sentenza contro un blogger accusato di aver inventato e diffuso false informazioni per danneggiare la reputazione di Xiaomi Auto. Il tribunale ha stabilito una condanna a un anno e otto mesi di reclusione e una multa.
Il caso riguarda contenuti pubblicati online su test e presunti difetti di Xiaomi SU7, con accuse ritenute false o non verificate. Per Xiaomi è un passaggio importante nella strategia di tutela legale contro le campagne di discredito sui propri prodotti.
Condanna a un anno e otto mesi per chi ha diffamato Xiaomi Auto
L’ufficio legale di Xiaomi ha comunicato di aver appreso dagli organi giudiziari che un blogger di una piattaforma ha volutamente costruito e diffuso fatti falsi, causando un danno alla reputazione commerciale di Xiaomi Auto. Il tribunale ha ritenuto il comportamento sufficientemente grave da configurare il reato di lesione della reputazione commerciale.
La decisione di primo grado prevede un anno e otto mesi di reclusione e una multa. Xiaomi ha definito l’esito un segnale della forza della legge e ha ribadito che continuerà a difendere i propri diritti e la propria immagine.
- Reato contestato: lesione della reputazione commerciale
- Pena di primo grado: 1 anno e 8 mesi di reclusione
- Sanzione economica: multa, senza importo indicato nel comunicato aziendale
- Oggetto della vicenda: contenuti online ritenuti falsi su Xiaomi Auto
Il caso nasce da test video e accuse non verificate su Xiaomi SU7
Nel materiale giudiziario viene ricostruito che il soggetto e il suo team avrebbero realizzato video di test nascondendo un dettaglio rilevante: il cavo di alimentazione della piccola batteria di Xiaomi SU7 sarebbe stato smontato prima della collisione. Nello stesso contenuto sarebbero state usate immagini ravvicinate di una batteria danneggiata da un muletto, attribuendo però il danno all’urto dell’incidente.
Viene inoltre indicato che, senza verifiche adeguate, sarebbe stata diffusa l’affermazione secondo cui la funzione eCall, cioè il sistema di chiamata di emergenza dell’auto, non avrebbe funzionato correttamente dopo l’impatto. È proprio questa combinazione di omissioni e conclusioni presentate come certe ad aver aggravato il caso.
- Modello citato: Xiaomi SU7
- Elemento tecnico contestato: sistema eCall, la chiamata di emergenza dell’auto
- Accusa principale: manipolazione del contesto nei video di test
- Effetto dichiarato: danno serio alla reputazione di Xiaomi Auto
Xiaomi spinge da mesi sulla tutela legale contro gli attacchi online
Questa non è una battaglia isolata. Xiaomi ha già parlato in precedenza di azioni legali contro account e autori accusati di attacchi online verso i proprietari di auto e verso il marchio. In più occasioni ha spiegato di voler sostenere i clienti che subiscono campagne coordinate o contenuti denigratori.
Anche le autorità cinesi hanno richiamato l’attenzione sui comportamenti scorretti nel settore automotive online, compresi i video di valutazione che selezionano solo una parte dei dati per arrivare a conclusioni ingannevoli. In questo scenario, la vicenda di Xiaomi si inserisce in un quadro più ampio di controllo dei contenuti e tutela della reputazione industriale.
- Xiaomi punta a proseguire con le azioni legali contro la diffamazione online
- Il caso rafforza la linea di difesa del marchio nel settore auto
- Il tema tocca anche la qualità e la percezione dei test pubblicati sui social

