Una Tesla Model Y Long Range AWD del 2023 con quasi 180.000 km percorsi in circa tre anni sta facendo discutere per un dato poco incoraggiante: il test salute batteria eseguito dall’auto indica una capacità residua del 77%.
Il punto centrale è proprio questo: l’idea che il decadimento della batteria dipenda soprattutto dal fast charging non basta a spiegare tutto. In questo caso entrano probabilmente in gioco altri fattori, come abitudini di ricarica molto spinte, cicli frequenti tra pieno e quasi scarico e l’esposizione prolungata a temperature elevate.

Una Model Y ad alto chilometraggio con poca ricarica rapida
La vettura è stata acquistata usata dallo youtuber statunitense Branden Flasch e aveva già superato le 111.700 miglia, ciòè circa 179.000 km. Dai dati del test batteria Tesla emerge che l’energia caricata in corrente continua era di appena circa 2 MWh, mentre la ricarica in corrente alternata superava i 40 MWh.
Per un’auto elettrica che ha percorso così tanta strada in poco tempo, ci si aspetterebbe un impiego massiccio delle colonnine veloci, magari in un utilizzo professionale. Invece l’ipotesi più credibile è quella di un impiego privato con tragitti quotidiani molto lunghi: dai filmati salvati sulla memoria dell’auto, Flasch ha ricostruito un tragitto casa-lavoro di circa 169 km per tratta.
Il degrado rilevato è elevato, ma i test non coincidono perfettamente
Dopo aver attraversato gli Stati Uniti usando anche i Supercharger Tesla, il proprietario ha lanciato il controllo salute batteria integrato nell’auto e ha ottenuto un valore del 77%, pari a un decadimento di circa 23%. Per un’auto di tre anni è un livello piuttosto marcato, soprattutto considerando l’uso ridotto della ricarica DC.
Un controllo effettuato con l’app di terze parti Tessie ha però restituito una stima più favorevole, pari all’80,95%. La differenza di quasi quattro punti percentuali mostra bene un aspetto da non trascurare: i metodi di valutazione non sono identici e la lettura della salute batteria può cambiare in base allo strumento utilizzato.
Perché il caso è utile: non conta solo il fast charging
Diversi studi citati nel dibattito sul tema vanno nella stessa direzione: la quota di ricarica rapida non è un indicatore affidabile, da sola, per prevedere lo stato della batteria. Un’analisi di Recurrent su 13.000 Tesla aveva già ridimensionato l’impatto negativo del fast charging.
Nel caso di questa Model Y pesano probabilmente abitudini più aggressive nell’uso quotidiano. Un’auto caricata spesso al 100% per affrontare ogni giorno lunghi viaggi e poi portata vicino allo zero tende a sottoporre la batteria a uno stress maggiore rispetto a una gestione più conservativa.
