Gli SMS sembravano destinati a sparire, ma restano ancora molto usati: 23 milioni di italiani li inviano o li ricevono, almeno ogni tanto. A dirlo è un’indagine commissionata da Facile. it a mUp Research, che fotografa un’abitudine tutt’altro che superata, nonostante WhatsApp e Telegram abbiano cambiato il modo di comunicare.
Nel campione intervistato, il 59,9% dichiara di usare ancora gli SMS. La maggior parte lo fa in modo sporadico, ma circa 3,6 milioni di persone continuano a considerarli uno strumento abituale, soprattutto quando servono messaggi rapidi, immediati o diretti a chi usa meno le app di chat.

Gli SMS restano utili in milioni di casi quotidiani
Il dato più netto è che gli SMS non sono affatto spariti: resistono come canale pratico in situazioni molto concrete. Per il 47,2% degli intervistati sono ancora l’unico modo per contattare qualcuno, mentre il 31,2% li usa perché sono comodi per inviare messaggi preimpostati, come un rapido “ti richiamo”.
C’è poi un 21,8% che li considera quasi obbligati quando si ha a che fare con persone più anziane. In altre parole, gli SMS hanno perso centralità rispetto al passato, ma continuano a coprire casi d’uso che le chat non eliminano del tutto.
I comportamenti più irritanti nella messaggistica di oggi
L’indagine mette in fila anche le abitudini che danno più fastidio nelle conversazioni via messaggio. In testa c’è il messaggio visualizzato ma ignorato, segnalato dal 47,6% degli intervistati. Subito dopo arrivano le catene di Sant’Antonio e gli schemi piramidali, indicati dal 44,6%.
Seguono i messaggi politici o commerciali non richiesti (32,2%), la rimozione della spunta blu o della notifica di visualizzazione (29,8%), l’inserimento in un gruppo senza consenso (29,3%) e la ripetizione dello stesso messaggio da parte di più persone (26,8%).

