Samsung starebbe preparando un cambiamento poco visibile ma potenzialmente importante per la gamma Galaxy A: l’integrazione di un chip di identificazione di sicurezza direttamente nella batteria dei prossimi modelli di fascia media e medio-bassa.
Il punto più interessante è la tecnologia scelta. Il chip utilizzerebbe una funzione fisica non clonabile, un sistema che genera codici crittografici partendo dalle variazioni casuali del processo produttivo dei semiconduttori.

Come funziona il chip di sicurezza previsto per le batterie Galaxy A
Il sistema si basa su una funzione fisica non clonabile, spesso usata in ambito sicurezza per creare una sorta di impronta unica del componente. A differenza di un semplice codice seriale memorizzato, questo approccio sfrutta caratteristiche casuali nate durante la produzione del chip, rendendo molto più complessa la duplicazione.
La fornitura dei chip verrebbe affidata ad ADI e ICTK, mentre la produzione sarebbe realizzata presso le linee Samsung Foundry con processo a 28 nm. L’integrazione nel pacco batteria, invece, passerebbe da Samsung SDI.
Assistenza, riciclo e possibili effetti sulle batterie compatibili
Sul piano pratico, il vantaggio più immediato riguarda il post-vendita. Con un chip di riconoscimento integrato, i centri assistenza possono identificare più rapidamente natura e specifiche della batteria installata, semplificando verifiche tecniche, sostituzioni e procedure di raccolta e riciclo.
Resta però da capire l’impatto sulle alternative non ufficiali. Se le batterie originali avranno un elemento di autenticazione hardware ben distinto, i prodotti di terze parti potrebbero risultare diversi in modo sostanziale rispetto ai ricambi Samsung.

