Samsung Foundry punta a portare l’utilizzo dei propri impianti al 100% nella seconda metà dell’anno, spinta da una domanda sempre più forte per chip a 2 nm, acceleratori AI e componenti collegati alle memorie HBM.
Il quadro però sta cambiando rapidamente. Con la capacità produttiva più avanzata di TSMC già molto prenotata e con i progettisti di chip alla ricerca di alternative credibili, Samsung sta intercettando nuovi ordini da grandi nomi come AMD, Google, Qualcomm e Tesla.

La domanda per i 2 nm sta riportando Samsung Foundry a pieno regime
Samsung è stata la prima foundry a commercializzare un processo produttivo a 2 nm, mossa arrivata in una fase in cui la richiesta di chip per l’intelligenza artificiale ha iniziato a crescere in modo netto. Questo vantaggio temporale, unito alla scarsità di capacità disponibile presso i concorrenti, sta contribuendo ad alzare il tasso di utilizzo delle fabbriche, che è già salito nella fascia tra il 70% e l’80%.
L’obiettivo ora è arrivare alla piena saturazione delle linee avanzate nella seconda metà del 2025. A trainare non ci sono solo i chip a 2 nm in senso stretto, ma anche gli acceleratori AI e i base die legati alle memorie HBM, elementi sempre più centrali nei server e nelle piattaforme dedicate all’elaborazione ad alte prestazioni.
Anche i nodi maturi beneficiano della spinta dell’intelligenza artificiale
Il miglioramento non riguarda soltanto i processi più spinti. Le linee sotto gli 8 nm risultano già a livelli molto alti o vicine al massimo della capacità, mentre anche i nodi più maturi stanno beneficiando di una domanda più solida, soprattutto nelle applicazioni AI e automotive. È un passaggio rilevante perché rende la ripresa meno dipendente da un solo segmento e più distribuita su più categorie produttive.
Per Samsung si tratta di una svolta concreta dopo anni segnati da bassa saturazione degli impianti e perdite prolungate nella divisione foundry. La crescita dell’adozione di strategie multi-foundry da parte dei designer di chip, usata per ridurre i rischi di filiera e aggirare i colli di bottiglia produttivi, sta creando uno spazio che l’azienda sudcoreana sembra ora in grado di sfruttare meglio rispetto al passato.
La vera prova resta la resa produttiva del processo a 2 nm
Il ritorno a pieno carico non basta da solo a chiudere la partita. Per trasformare gli attuali colloqui e gli ordini iniziali in produzioni su larga scala, Samsung dovrà continuare a migliorare la resa del nodo a 2 nm, fattore decisivo quando si parla di volumi elevati, costi sotto controllo e affidabilità nelle consegne.
Detto questo, l’aumento dell’utilizzo degli impianti è già un indicatore molto concreto. Significa più fiducia da parte dei clienti, maggiore visibilità sulla capacità produttiva e prospettive migliori per un ritorno alla redditività. In un mercato dove AI, packaging avanzato e memorie ad alta banda stanno ridefinendo le gerarchie, Samsung Foundry sta mostrando segnali di recupero che meritano attenzione.


