ASUS ROG Ally X in primo piano

Recensione ASUS ROG Ally X: più autonomia, ma vale 899 euro?

ASUS ROG Ally X non è una seconda generazione tradizionale. Il processore Ryzen Z1 Extreme rimane quello della prima Ally, mentre ASUS interviene su autonomia, memoria, storage, ergonomia e connettività. È una revisione profonda, pensata per risolvere i limiti più evidenti del modello originale senza stravolgerne la formula.

Il risultato è una handheld Windows più matura e molto più facile da usare lontano dalla presa. Il rovescio della medaglia è il prezzo di lancio italiano di 899 euro: abbastanza alto da rendere inevitabile il confronto non solo con ROG Ally Z1 Extreme, ma anche con Steam Deck OLED e le numerose alternative basate su Windows.

Cosa cambia rispetto a ROG Ally

  • batteria da 80 Wh, il doppio rispetto ai 40 Wh del primo modello;
  • 24 GB di RAM LPDDR5-7500 invece di 16 GB LPDDR5-6400;
  • SSD M.2 2280 da 1 TB, più semplice ed economico da sostituire;
  • due porte USB-C, una delle quali USB4, al posto del connettore proprietario XG Mobile;
  • impugnature, D-pad, stick e raffreddamento rivisti.

Il Ryzen Z1 Extreme resta un chip molto capace, con 8 core, 16 thread e GPU RDNA 3 da 12 Compute Unit. La maggiore quantità e velocità della memoria aiuta soprattutto la grafica integrata, ma non trasforma Ally X in un prodotto di nuova generazione: il salto è più evidente nella qualità complessiva dell’esperienza che nei benchmark puri.

Design, costruzione ed ergonomia

ASUS ROG Ally X impugnata durante l'uso

La nuova colorazione nera rende Ally X più sobria, anche se meno riconoscibile della scocca bianca del primo modello. Le plastiche opache trasmettono una buona solidità e trattengono poco impronte e graffi. Le impugnature sono più profonde, arrotondate e zigrinate: la presa è sicura e il dispositivo risulta più comodo durante le sessioni lunghe.

Il peso sale da 608 a 678 grammi, ma la distribuzione della massa è riuscita. La batteria più grande non sbilancia la console e il maggiore spessore aiuta a riempire meglio il palmo. Non è leggera come Steam Deck OLED, ma non dà la sensazione di essere inutilmente pesante.

Retro e impugnature di ASUS ROG Ally X

Controlli e porte

Controlli frontali di ASUS ROG Ally X

Stick, D-pad e pulsanti posteriori sono stati rivisti. I comandi risultano precisi e il layout rimane familiare a chi usa un controller Xbox. ASUS ha inoltre spostato lo slot microSD lontano dalla zona più calda del sistema, intervenendo su uno dei punti più discussi della prima Ally.

Porte superiori di ASUS ROG Ally X

Sul bordo superiore troviamo due USB-C: una USB4 compatibile con DisplayPort, Power Delivery e periferiche ad alta velocità, più una USB 3.2 Gen 2. È una scelta molto più flessibile del vecchio connettore XG Mobile e consente, per esempio, di alimentare Ally X mentre si usa un accessorio senza dover ricorrere subito a un hub. Restano jack audio e lettore microSD.

Display e audio

Il display non cambia: IPS touch da 7 pollici, risoluzione 1920 × 1080, refresh rate a 120 Hz, FreeSync Premium e luminosità massima dichiarata di 500 nit. È ancora un buon pannello, nitido e fluido, con il VRR capace di mascherare bene le oscillazioni del frame rate. Il trattamento Gorilla Glass DXC limita i riflessi e aiuta negli ambienti luminosi.

Su una macchina da 899 euro, però, l’assenza di un OLED pesa. Steam Deck OLED offre neri e contrasto superiori, pur fermandosi a una risoluzione più bassa. ASUS privilegia continuità e frequenza variabile, ma perde l’occasione di rendere immediatamente percepibile il salto rispetto alla prima Ally.

I due speaker frontali da 1 W mantengono un suono chiaro e ben direzionato, con volume adeguato e supporto Dolby Atmos. Non sono il motivo principale per scegliere la console, ma accompagnano bene sia i giochi sia i contenuti multimediali.

Prestazioni e benchmark

Con lo stesso Ryzen Z1 Extreme della generazione precedente, i test CPU mostrano differenze ridotte. La RAM più veloce e il margine energetico migliorano invece alcuni giochi, soprattutto quando una parte consistente della memoria viene riservata alla GPU.

BenchmarkROG Ally Z1 ExtremeROG Ally X
Cinebench R23 single1.7791.733
Cinebench R23 multi14.36115.120
Geekbench 6 single2.5372.550
Geekbench 6 multi11.72712.026

Il vantaggio sintetico è quindi nell’ordine di pochi punti percentuali. In Cyberpunk 2077, testato a 1080p e 17 W senza FSR, Ally X ha mostrato però incrementi più concreti: circa 44,4 fps con preset Low contro 39,4 fps della prima Ally, 34,7 contro 30,4 fps a Medium e 27,6 contro 24,2 fps a High. Sono miglioramenti nell’area del 12-14%, utili ma non generazionali.

ASUS ROG Ally X durante una sessione di gioco

Nell’uso reale la differenza si avverte soprattutto nella stabilità: 24 GB permettono di assegnare più memoria alla grafica senza mettere in difficoltà Windows, mentre il raffreddamento rivisto mantiene prestazioni più costanti. I profili energetici consentono di scegliere tra silenziosità, autonomia e potenza; per molti titoli il punto migliore resta tra 15 e 17 W.

Temperature e rumorosità

Le ventole e le heatpipe riprogettate distribuiscono meglio il calore. In una sessione impegnativa a 30 W, il retro resta intorno ai 45 °C e lo schermo vicino ai 38 °C, con le impugnature sempre gestibili. Il profilo Turbo può raggiungere circa 45-48 dB, mentre in Silent ci si avvicina ai 30 dB. Non è inudibile alla massima potenza, ma il comportamento è prevedibile e non compromette il comfort.

Autonomia: il vero salto

La batteria da 80 Wh cambia il modo di usare Ally. Con titoli leggeri o streaming in modalità Silent si raggiungono circa quattro ore; in Performance, con giochi più impegnativi, si resta nell’area delle tre ore; in Turbo a 30 W l’autonomia varia indicativamente tra un’ora e mezza e due ore. Sono numeri molto più credibili dei 40 Wh della prima generazione.

Non significa poter dimenticare l’alimentatore durante un viaggio lungo, ma finalmente una sessione completa non viene dettata soltanto dalla percentuale residua. È questo, più di qualsiasi benchmark, il motivo per cui Ally X appare un prodotto più maturo.

Windows 11 e Armoury Crate

Libreria di gioco e launcher su ASUS ROG Ally X

Armoury Crate SE riunisce le librerie, gestisce profili per gioco, ventole, controlli e illuminazione. L’interfaccia è più fluida rispetto alle prime versioni e permette di raggiungere rapidamente le funzioni importanti. La base rimane però Windows 11: icone piccole, finestre e aggiornamenti continuano a ricordare che stiamo usando un PC adattato a un display da 7 pollici.

La libertà resta il vantaggio decisivo. Game Pass, Steam, Epic, GOG, mod e applicazioni tradizionali funzionano senza i vincoli di un sistema chiuso. SteamOS è più coerente e immediato; Windows è più universale, ma richiede pazienza e qualche configurazione.

Conclusioni: a chi conviene ROG Ally X?

ROG Ally X è la versione riuscita dell’idea originale di ASUS. Non rivoluziona le prestazioni, ma risolve quasi tutto ciò che rendeva difficile consigliare la prima Ally senza riserve: autonomia, quantità di memoria, storage, porte ed ergonomia. Nel complesso è una delle handheld Windows più equilibrate del 2024.

È consigliata soprattutto a chi entra ora nel mondo delle console PC portatili, vuole accedere a tutte le librerie Windows e accetta un prezzo premium in cambio di maggiore flessibilità. Chi possiede già ROG Ally Z1 Extreme non troverà invece un salto prestazionale sufficiente a giustificare automaticamente l’upgrade.

Chi cerca il miglior rapporto qualità/prezzo o un’esperienza più simile a una console dovrebbe ancora guardare a Steam Deck OLED. Chi vuole una macchina Windows capace di giocare, lavorare in emergenza e adattarsi a dock ed eGPU troverà in Ally X un prodotto molto completo. A 899 euro non è una scelta razionale per tutti, ma è finalmente una scelta coerente.

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