OpenAI ha risposto ufficialmente alla causa avviata da Apple per presunta violazione di segreti commerciali, affermando di prendere sul serio le accuse ma di non aver trovato elementi che ne confermino la fondatezza.
La vicenda alza ulteriormente la tensione tra due gruppi che nel 2024 avevano collaborato per integrare ChatGPT nei sistemi operativi di iPhone, iPad e Mac. Ora lo scontro si concentra soprattutto sul fronte hardware, un ambito che OpenAI sta esplorando con crescente decisione.

Apple accusa OpenAI di aver ottenuto informazioni riservate per accelerare i piani hardware
La causa è stata depositata il 10 luglio presso il tribunale federale della California del Nord. Apple ha inserito tra i convenuti OpenAI, il responsabile hardware Tang Tan e l’ex ingegnere Apple Chang Liu, sostenendo che OpenAI avrebbe costruito un accesso sistematico a informazioni su prodotti non ancora annunciati, componenti, disegni tecnici e altri materiali riservati.
Tra le accuse più pesanti c’è quella di un’attività di reclutamento mirata verso personale Apple, accompagnata dall’uso di contatti legati alla filiera e ai fornitori. Apple sostiene inoltre che oltre 400 ex dipendenti della società lavorino oggi in OpenAI, un dato che viene usato per rafforzare la tesi di un trasferimento sensibile di competenze e informazioni.
Nel ricorso viene anche contestato a Chang Liu l’accesso continuato ai server interni Apple dopo il passaggio a OpenAI, con il download di decine di file riservati. Tang Tan, che in Apple ha lavorato per 24 anni ricoprendo il ruolo di vicepresidente del product design, viene invece indicato come figura centrale nello sviluppo della strategia hardware di OpenAI.
- Apple chiede un’ingiunzione per impedire a OpenAI di detenere o usare eventuali segreti commerciali contestati.
- La causa coinvolge anche io Products, startup hardware acquisita da OpenAI e fondata da Jony Ive.
- Le accuse riguardano soprattutto componenti hardware, disegni e dati su prodotti non annunciati.
La risposta di OpenAI arriva mentre prende forma la sua strategia nei dispositivi consumer
OpenAI sostiene di non aver trovato prove a supporto delle accuse e ribadisce di credere nella libera mobilità dei talenti. La linea difensiva è chiara: nessun interesse verso i segreti commerciali di terzi e piena fiducia nella competizione corretta, con il baricentro ancora sulle tecnologie sviluppate internamente.
Il contesto rende però la vicenda particolarmente rilevante. Dopo l’acquisizione da 6,5 miliardi di dollari di io Products, pari a circa 6 miliardi di euro, OpenAI ha mostrato in modo esplicito l’intenzione di entrare nel mercato dell’hardware consumer. Nelle ultime indiscrezioni si parla anche di uno speaker mobile senza schermo, pensato come nuovo computer domestico per l’era dell’intelligenza artificiale.
Per chi segue il settore, il punto più interessante è proprio questo: la causa potrebbe pesare sui tempi e sulla credibilità dei futuri dispositivi OpenAI, anche a prescindere dall’esito finale. In parallelo, si complica il rapporto con Apple, passata in pochi mesi da partner software a controparte legale in un dossier ad alto impatto strategico.
- OpenAI conferma che la priorità resta l’innovazione interna.
- L’espansione nell’hardware è diventata più visibile dopo l’acquisizione di io Products.
- Tra i progetti emersi c’è un dispositivo domestico AI senza schermo, ancora in fase di sviluppo.


