Huawei ha annunciato un nuovo traguardo per il proprio ecosistema software: i dispositivi terminali equipaggiati con HarmonyOS 6 e HarmonyOS 7 hanno superato quota 90 milioni. Il dato è stato comunicato da Richard Yu durante l’evento di presentazione della serie Mate 90 e degli altri prodotti dell’ecosistema.
Il numero conferma una crescita rapida della piattaforma e avvicina Huawei all’obiettivo simbolico dei 100 milioni di terminali. Per chi segue il comparto mobile, il dato è interessante perché misura non solo la diffusione del sistema operativo, ma anche la capacità del marchio di tenere insieme smartphone.

HarmonyOS accelera e si avvicina alla soglia dei 100 milioni
Già a marzo Richard Yu aveva indicato una crescita molto sostenuta della base installata, stimando il raggiungimento dei 100 milioni entro l’inverno. In quel momento, i terminali basati su HarmonyOS 5 e HarmonyOS 6 avevano già oltrepassato i 47 milioni di unità, mentre il 22 marzo 2026 He Gang aveva aggiornato il conteggio a più di 50 milioni per i dispositivi con HarmonyOS 5 e 6.
Developer, app e quota smartphone rafforzano la posizione del sistema
HarmonyOS 6 è stato presentato ufficialmente il 20 giugno 2025 durante la Huawei Developer Conference 2025, mentre nel 2026 il marchio ha continuato a spingere sulla maturità dell’ecosistema. A giugno Huawei aveva già indicato oltre 1,3 miliardi di dispositivi per l’ecosistema OpenHarmony, segnale di una diffusione che va oltre il solo smartphone.
Anche i dati di mercato aiutano a inquadrare meglio il risultato. Le rilevazioni di terze parti collocano infatti HarmonyOS come secondo sistema operativo per smartphone in Cina, con una quota del 19% nel primo trimestre 2026.
Il traguardo dei 90 milioni pesa anche per i prossimi prodotti Huawei
Il superamento dei 90 milioni non è soltanto un dato celebrativo, ma un indicatore utile per leggere le prossime mosse di Huawei nel segmento consumer. Un ecosistema con questa scala rende più interessante l’arrivo di nuovi smartphone, smartwatch e dispositivi connessi, perché aumenta il valore pratico delle funzioni condivise tra hardware, servizi e software proprietario.
