Google sta lavorando a un aggiornamento importante per la sicurezza di Chrome: l’obiettivo è installare molte patch senza chiedere un riavvio completo del browser. È un passaggio rilevante perché, anche quando la correzione è pronta, il tempo che passa prima del riavvio effettivo resta uno dei punti più deboli nella protezione degli utenti.
La novità si inserisce in una strategia più ampia che unisce aggiornamenti più rapidi e uso crescente dell’intelligenza artificiale nello sviluppo di Chrome. Da un lato c’è il lavoro per ridurre il cosiddetto patch gap, dall’altro Google sta già usando modelli come Gemini per trovare bug.

Chrome vuole applicare le patch senza chiudere del tutto il browser
L’idea di Google è introdurre un sistema di aggiornamento dinamico capace di sostituire al volo alcuni processi in background, come Renderer e GPU, con versioni aggiornate dei binari. In pratica si sfrutta l’architettura multi-processo di Chrome per evitare, nella maggior parte dei casi, il classico riavvio completo richiesto dopo un update di sicurezza.
Il team di Chrome è ancora nella fase di ricerca e sviluppo, ma la direzione è chiara: ridurre il peso del riavvio senza compromettere la stabilità della sessione. Google sta anche studiando un ripristino più fluido delle schede e dello stato del browser, salvando più dati in locale. Questo diventerà ancora più importante quando Chrome passerà a un ciclo di aggiornamento ogni due settimane entro la fine dell’anno.
Su Mac arriva un riavvio automatico quando Chrome resta aperto senza finestre
In attesa del sistema più avanzato, Google sta già introducendo una soluzione intermedia su macOS con Chrome 150. Quando c’è un aggiornamento in sospeso e l’utente non ha finestre aperte, il browser può riavviarsi automaticamente. È un comportamento pensato per sfruttare una particolarità di macOS, dove un’app può restare in esecuzione anche dopo la chiusura di tutte le finestre.
Si tratta di un intervento pratico più che spettacolare, ma utile perché riduce i tempi in cui una patch già disponibile resta inutilizzata. Per chi usa Chrome ogni giorno, il vantaggio è semplice: meno frizione nell’aggiornamento e meno probabilità di rimanere esposti a vulnerabilità corrette ma non ancora applicate.
Gemini e gli altri modelli stanno accelerando la ricerca e la correzione dei bug
Google ha anche dettagliato come gli LLM vengono già impiegati nella sicurezza di Chrome. Il lavoro è partito nel 2023 e, più recentemente, è stato creato un sistema di agenti che usa Gemini e altri modelli per cercare vulnerabilità nell’intera base di codice con più efficienza e meno falsi positivi. Tra i risultati citati c’è anche l’individuazione di un bug rimasto nel codice per 13 anni.
Sul fronte operativo, Google sottolinea che questi sistemi lavorano in ambienti molto limitati: analisi del codice a riposo, macchine senza accesso libero a internet, richieste di rete filtrate e modelli mai eseguiti in modalità senza restrizioni. Gli strumenti sono integrati nella pipeline CI e vengono eseguiti ogni 24 ore su tutte le modifiche.


