Fujifilm ha chiuso il primo trimestre fiscale 2026 con ricavi in crescita ma margini sotto pressione, e tra i fattori indicati c’è anche l’aumento del costo delle memorie per semiconduttori.
Il quadro resta però articolato: il business legato ai materiali per l’elettronica continua a correre, trainato da semiconduttori e data tape, mentre l’azienda ha rivisto al rialzo la stima sui ricavi annuali.

Ricavi in aumento, ma l’utile operativo cala per costi e materie prime
Nel trimestre chiuso il 30 giugno 2026, Fujifilm Holdings ha registrato ricavi per 826,5 miliardi di yen, in crescita del 10,3% su base annua. L’utile operativo si è fermato a 51,2 miliardi di yen, in calo del 32%, mentre l’utile netto attribuibile al gruppo è sceso del 30,4% a 37,4 miliardi di yen.
La società attribuisce la frenata della redditività a più elementi: costi più alti nel Bio CDMO, spese una tantum per il rafforzamento operativo dell’area Business Innovation e rincari delle materie prime. In questo contesto rientra anche l’aumento dei prezzi della memoria per semiconduttori, indicato come uno dei fattori che limiteranno il contributo all’utile operativo nell’intero anno fiscale.
Nonostante questo, Fujifilm ritiene che l’andamento industriale di base resti coerente con le attese interne. La previsione di fatturato per l’esercizio che si chiuderà a marzo 2027 è stata infatti alzata a 3.560 miliardi di yen, livello che rappresenterebbe un nuovo massimo storico per il gruppo.

I materiali per semiconduttori restano il motore della crescita di Fujifilm
La divisione Electronics è stata ancora una volta la più brillante. I ricavi sono saliti del 25% a 127,7 miliardi di yen e l’utile operativo è cresciuto del 38,2% a 31,1 miliardi di yen. A sostenere i numeri sono soprattutto i materiali per semiconduttori, un’area in cui Fujifilm continua a rafforzare la propria posizione nelle filiere più avanzate.
Nel dettaglio, l’azienda segnala vendite forti per gli slurry CMP destinati alle interconnessioni in rame, per i developer NTI e per i poliimmidi liquidi usati nel packaging avanzato dei chip. È un mix che conferma come Fujifilm non sia soltanto un marchio legato alla fotografia, ma anche un fornitore importante per la produzione elettronica ad alte prestazioni.
Anche i materiali funzionali avanzati hanno contribuito, grazie alla crescita delle data tape presso grandi aziende IT. Questo punto è rilevante perché mostra una domanda diversificata: da una parte semiconduttori e packaging, dall’altra infrastrutture per l’archiviazione dati. Proprio questa doppia esposizione aiuta a compensare le pressioni sui costi che stanno emergendo in altre attività del gruppo.
Instax e fotocamere serie X continuano a vendere bene
Sul fronte imaging, Fujifilm indica una crescita solida sia nel consumer sia nel professionale. Nei prodotti consumer, i ricavi sono saliti grazie alla domanda per la gamma instax, con buoni risultati per modelli di fascia medio-alta come instax mini Evo e instax WIDE 400, oltre al lancio della nuova instax mini 13.
Nel segmento Professional Imaging, la spinta arriva da fotocamere come X-T30 III e X-E5, mentre continua la forte richiesta per la X100VI, uno dei modelli più ricercati dell’ultimo periodo. Per chi osserva il marchio dal lato prodotto, è un segnale chiaro: la domanda finale resta robusta, sia nell’istantaneo sia nel mirrorless.
Il punto da tenere d’occhio nei prossimi mesi sarà quindi l’equilibrio tra vendite e costi industriali. Fujifilm continua a crescere nelle aree a più alto valore, ma l’aumento dei prezzi lungo la catena dei componenti, comprese le memorie, rende più delicata la difesa dei margini anche in presenza di una domanda ancora sostenuta.

