BYD ha deciso di separare in modo più netto la sua attività legata ai veicoli commerciali e ai taxi elettrici, creando il nuovo marchio Linghui. La mossa nasce da un problema molto concreto: quando un costruttore diventa troppo identificato con le flotte a basso costo, rischia di perdere appeal presso chi compra un’auto privata.
Il debutto del nuovo brand parte con una proposta molto aggressiva sul piano dell’uso reale. La berlina elettrica Linghui e7 viene infatti accompagnata da un anno di ricarica rapida gratuita, un vantaggio pensato soprattutto per chi macina moltissimi chilometri ogni giorno e che può tradursi in un risparmio importante.
BYD separa i modelli da taxi per proteggere l’immagine del marchio principale
In Cina è molto comune salire su una BYD elettrica quando si prenota un’auto con conducente, ma questa presenza capillare nelle flotte può trasformarsi in un boomerang. Il marchio rischia infatti di essere percepito più come scelta da servizio che come prodotto desiderabile per un cliente privato, soprattutto nelle fasce più alte.
Per evitare questo effetto, BYD ha spostato sotto il nuovo nome Linghui i modelli destinati all’impiego commerciale. La gamma iniziale comprende le berline e5, e7 ed e9, oltre al van ibrido plug-in M9. Non si tratta semplicemente di auto rinominate: i modelli vengono riposizionati con un’identità specifica e con aggiornamenti tecnici mirati a un uso intensivo.
Linghui e7 punta su autonomia operativa e tempi di ricarica molto ridotti
Il modello più importante del lancio è la Linghui e7, una berlina lunga 4,78 metri. A bordo ci sono la Blade Battery di seconda generazione e il nuovo Flash Charging System, soluzione che porta la batteria dal 10 al 97 per cento in appena nove minuti. Per un’auto destinata a lavorare molte ore al giorno, questo è il dato che conta di più: meno soste e più tempo su strada.
BYD accompagna il modello con un incentivo che rende bene il livello della concorrenza nel mercato cinese. Chi acquista la e7 ottiene un anno di ricarica gratuita presso le stazioni Linghui e Didi. Con una percorrenza annua di 100.000 chilometri, considerata normale per un driver di ride-hailing, il risparmio stimato arriva a 16.000 yuan, pari a circa 2.000 euro.
La nuova strategia mostra quanto sia dura la guerra dei prezzi nelle auto elettriche cinesi
L’operazione Linghui non serve solo a difendere il posizionamento di BYD, ma anche a rendere più redditizia la presenza dell’azienda nelle flotte. Separando identità, canali e offerte, il gruppo può continuare a presidiare il trasporto professionale senza trascinare tutto il marchio principale verso un’immagine da taxi.
È anche un segnale chiaro sulla pressione competitiva nel settore EV in Cina. Non basta più vendere un’auto elettrica efficiente: bisogna costruire pacchetti d’uso completi, con ricarica veloce, rete già pronta e costi operativi ridotti. Ed è proprio su questo terreno che la Linghui e7 prova a farsi spazio.

