BMW ha deciso di non partecipare al Salone di Parigi 2025, in programma a ottobre, indicando che le priorità aziendali sono cambiate. La scelta arriva in una fase delicata per il gruppo, che nelle ultime settimane ha già rivisto al ribasso le proprie prospettive finanziarie.
Il costruttore sta accelerando il piano di riduzione dei costi sotto la guida del nuovo CEO Milan Nedeljkovic. Sullo sfondo pesano il rallentamento della domanda, la pressione competitiva nel mercato cinese, l’aumento dei costi energetici legato alle tensioni in Medio Oriente e una fiducia dei consumatori più debole a livello globale.

BMW rinuncia al Salone di Parigi mentre stringe sui costi
La rinuncia alla fiera parigina va letta come parte di una strategia più ampia di contenimento delle spese e revisione delle attività considerate non prioritarie. Per un gruppo come BMW, l’assenza da uno dei principali appuntamenti europei dell’auto è un segnale concreto del momento che sta attraversando il business.
La casa tedesca ha spiegato che il cambio di programma dipende da un diverso ordine di priorità. In pratica, l’attenzione si sta spostando dalla presenza agli eventi internazionali verso misure più immediate di efficienza operativa e protezione della redditività.
- BMW non sarà presente al Salone di Parigi di ottobre.
- La decisione è legata a un cambio di priorità interne.
- Il gruppo sta accelerando le misure di riduzione dei costi e di efficientamento.
La revisione delle stime mostra una pressione più forte su margini e consegne
A giugno BMW aveva già pubblicato un profit warning importante. La previsione sul margine EBIT della divisione automotive è stata abbassata dal precedente 4%-6% a 1%-3%, mentre l’utile ante imposte dell’intero esercizio è atteso in calo sensibile.
Anche le consegne auto non sono più viste in linea con lo scorso anno, ma in lieve diminuzione. Inoltre, il gruppo ha anticipato che utile del secondo trimestre e free cash flow saranno nettamente inferiori rispetto allo stesso periodo del 2024. È un passaggio rilevante, anche perché si tratta del terzo profit warning consecutivo in tre anni.
- Margine EBIT automotive rivisto da 4%-6% a 1%-3%.
- Utile ante imposte atteso in forte calo sull’intero anno.
- Consegne auto previste in lieve flessione invece che stabili.
- Profitto trimestrale e free cash flow attesi sotto i livelli del 2024.
Cina, energia e fiducia dei consumatori sono i tre fronti che pesano su BMW
BMW individua tre fattori principali dietro il peggioramento dello scenario. Il primo è l’inasprimento della concorrenza nel mercato cinese, oggi centrale sia per i volumi sia per l’equilibrio dei margini. Il secondo riguarda i costi energetici, risaliti anche per effetto delle tensioni in Medio Oriente.
Il terzo elemento è la debolezza della fiducia dei consumatori su scala globale, che incide direttamente sulla domanda di auto, soprattutto nei segmenti più esposti alla spesa discrezionale. In questo quadro, il gruppo ha annunciato un ulteriore rafforzamento delle misure di ristrutturazione e un’accelerazione dei programmi di taglio costi già in corso.
- Pressione competitiva più forte nel mercato cinese.
- Costi energetici in aumento per le tensioni geopolitiche.
- Fiducia dei consumatori più debole a livello globale.
- Rafforzamento delle misure di ristrutturazione ed efficienza.


