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Bambu Lab fa marcia indietro dopo le accuse di violazione AGPL

Bambu Lab ha fatto un passo indietro dopo le contestazioni del Software Freedom Conservancy, che ha accusato l’azienda di violare la licenza AGPLv3 legata a Bambu Studio, il software di slicing derivato da PrusaSlicer.

La correzione di rotta arriva dopo settimane di forti critiche pubbliche e apre una fase nuova: l’SFC ha già avviato baltobu, un progetto che punta a sostituire i componenti di rete chiusi e a mantenere fork aperti dedicati agli utenti delle stampanti Bambu Lab.

Le contestazioni riguardano licenza AGPLv3 e restrizioni sul software

Il caso ruota attorno a Paweł Jarczak, sviluppatore che aveva modificato il codice per consentire agli utenti di aggirare alcune limitazioni imposte da Bambu Lab attraverso il proprio ecosistema cloud. Queste restrizioni sono arrivate in modo progressivo con l’Authorization Control System e poi con il middleware Bambu Connect.

Dopo un’indagine approfondita, il Software Freedom Conservancy ha individuato due violazioni considerate rilevanti. La prima riguarda l’inclusione della libreria proprietaria bambu_networking all’interno di Bambu Studio senza pubblicazione del relativo codice sorgente, passaggio richiesto dalla licenza AGPLv3.

Bambu Lab attenua i toni mentre parte il progetto baltobu

Sotto pressione, Bambu Lab ha corretto la propria posizione e ha ammesso che il riferimento ai termini di servizio, al contesto legale e a una possibile diffida è stato percepito come una minaccia legale, precisando che non era il risultato voluto.

Sul piano pratico, l’SFC ha trasformato il caso in un progetto strutturato. Baltobu nasce con un obiettivo operativo chiaro: realizzare fork sostitutivi per le librerie di rete proprietarie, mantenere una versione attiva di OrcaSlicer per l’ecosistema Bambu Lab e sviluppare anche un fork dedicato di Bambu Studio.

Per gli utenti delle stampanti 3D il nodo è controllo del prodotto e continuità d’uso

La vicenda è rilevante perché tocca un punto sensibile per chi acquista una stampante 3D con forte integrazione software: quanto controllo resta davvero all’utente quando funzioni chiave passano da servizi cloud, plugin proprietari e componenti non aperti. In questo senso, il confronto attorno a Bambu Lab non riguarda solo una questione giuridica, ma anche il valore concreto del prodotto nel tempo.

Se baltobu riuscirà a produrre alternative stabili e mantenute, gli utenti potrebbero avere più margine nella gestione del flusso di stampa e una dipendenza minore dai servizi ufficiali. Per Bambu Lab, invece, il punto critico sarà dimostrare maggiore coerenza tra l’uso di codice open source e le modalità con cui vengono gestiti rete, accesso alle funzioni e fork della community.

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