L’idea che l’intelligenza artificiale stia già sostituendo in massa gli ingegneri trova una smentita nei dati più recenti raccolti da SignalFire. Nel 2025, nelle grandi aziende tech, gli ingegneri rappresentano il 55% delle nuove assunzioni, contro il 46% del 2019.
Il punto più interessante è che, pur in un mercato del lavoro tecnologico più cauto rispetto al passato, i ruoli tecnici hanno mostrato una tenuta nettamente migliore rispetto alla media. L’efficienza portata dagli strumenti di AI non sta quindi riducendo il lavoro da fare, ma sembra generare nuove attività e nuova domanda.

Le assunzioni tech frenano, ma gli ingegneri tengono meglio della media
SignalFire ha analizzato i percorsi professionali di oltre 80 milioni di dipendenti e indica il 2025 come un anno in cui i ruoli ingegneristici risultano i più resistenti ai tagli nel settore tecnologico. La scelta di osservare soprattutto i dati sulle assunzioni nasce dal fatto che i licenziamenti, da soli, fotografano il mercato in modo meno preciso e con ritardi nell’aggiornamento degli stati occupazionali.
Nel complesso, le grandi aziende tecnologiche stanno assumendo meno rispetto al 2019, ma il calo non colpisce allo stesso modo tutte le funzioni. Le posizioni ingegneristiche registrano una contrazione molto più contenuta, segnale che le competenze tecniche restano centrali anche nell’era degli strumenti di automazione basati su AI.
- Le assunzioni complessive nelle grandi aziende tech risultano in calo del 25% rispetto al 2019.
- Le assunzioni per ruoli ingegneristici scendono solo dell’11%, quindi molto meno della media generale.
- Nelle 12 principali big tech monitorate, gli ingegneri passano dal 46% dei nuovi ingressi nel 2019 al 55% nel 2025.
Le startup cercano ancora più ingegneri e l’AI non riduce il carico di lavoro
La domanda di ingegneri appare ancora più vivace nelle startup in fase iniziale. Nel 2025 queste realtà assumono complessivamente più tecnici rispetto al 2019, a conferma che i team piccoli e orientati al prodotto continuano a investire su sviluppo, infrastruttura e iterazione rapida.
L’interpretazione proposta da SignalFire è semplice: se l’intelligenza artificiale stesse davvero sostituendo il lavoro degli ingegneri, i ruoli software sarebbero tra i primi a mostrare un crollo netto nelle assunzioni. Invece accade il contrario. Gli strumenti di AI aumentano la produttività, ma spingono anche la creazione di nuove funzionalità, nuovi progetti e più lavoro da gestire.
- Nelle startup early stage, il numero di ingegneri assunti nel 2025 cresce del 7% rispetto al 2019.
- L’automazione del codice non si traduce, per ora, in una riduzione evidente della domanda di personale tecnico.
- L’aumento di efficienza sembra seguire una logica vicina al paradosso di Jevons: più produttività, più capacità disponibile e quindi più lavoro generato.
Le previsioni più drastiche sull’occupazione non trovano ancora conferme nei numeri
Negli ultimi mesi non sono mancati avvertimenti molto severi sull’impatto dell’AI sul lavoro impiegatizio, soprattutto nelle posizioni entry level. Tuttavia i riscontri osservati sul mercato non mostrano ancora uno shock occupazionale netto e generalizzato nei ruoli esposti all’automazione.
Anche nel software, dove gli strumenti generativi sono ormai diffusissimi, l’effetto prevalente sembra essere quello di una riorganizzazione del lavoro più che una sostituzione pura. La posizione espressa anche da Nvidia va in questa direzione: gli ingegneri usano agenti e assistenti AI, ma restano molto occupati perché l’aumento di velocità amplia la quantità di idee, test e prodotti da portare avanti.
- Le ipotesi di una rapida sostituzione di metà dei lavori impiegatizi junior non trovano ancora una conferma diretta nei dati occupazionali osservati.
- Nel software, l’AI accelera la produzione di codice ma richiede ancora supervisione, integrazione, test e nuove decisioni progettuali.
- Per le aziende, il valore reale non è solo automatizzare, ma trasformare la maggiore efficienza in output di prodotto.
