Il presidente di SK Group, Chey Tae-won, ha dichiarato che gli attuali prezzi delle memorie sono troppo alti e non riflettono una situazione sostenibile per il mercato. Il punto centrale è semplice: se DRAM e NAND restano care troppo a lungo, PC e smartphone continueranno ad aumentare di prezzo.
Per il manager sudcoreano il rischio è una vera inflazione dei chip, capace di frenare la domanda di elettronica di consumo. In parallelo, la corsa dell’AI sta spingendo la richiesta di semiconduttori a un ritmo che la capacità produttiva fatica a seguire, con possibili nuovi colli di bottiglia anche sul fronte energetico.

Prezzi delle memorie sotto osservazione per evitare rincari su PC e smartphone
Chey Tae-won ritiene che il livello attuale dei prezzi delle memorie non sia normale e che una correzione verso il basso sarebbe necessaria per proteggere la domanda finale. Il messaggio è rilevante perché la memoria resta una componente chiave nel costo di notebook, desktop, server e telefoni.
Se il rincaro dei semiconduttori viene trasferito interamente ai prodotti finiti, il risultato sarebbe un aumento progressivo dei listini nel consumer tech. In questo scenario, il ricambio di smartphone e computer potrebbe rallentare, con un impatto diretto sulle vendite di tutto il comparto.
- SK vede nei prezzi elevati delle memorie un fattore di rischio per PC e smartphone.
- L’effetto temuto è una “inflazione dei chip” con listini più alti nell’elettronica di consumo.
- Un rallentamento del ricambio dei dispositivi potrebbe colpire la domanda di base del settore.
La domanda AI corre più veloce della capacità produttiva disponibile
Chey sostiene che anche un’accelerazione della produzione potrebbe non bastare a inseguire la crescita della domanda legata all’intelligenza artificiale. Le stime citate parlano di un aumento della richiesta nel prossimo anno compreso tra 60% e 100%, un ritmo che pochi produttori sarebbero in grado di sostenere sul lato capacità.
Per questo invita le aziende a ridurre i margini e ad ampliare l’offerta, così da evitare tensioni eccessive sul mercato. La pressione, però, non si fermerebbe ai chip: una volta attenuata la stretta sulle memorie, il collo di bottiglia potrebbe spostarsi su energia, reti elettriche, cavi e materiali necessari ai data center.
- La crescita della domanda AI è indicata tra 60% e 100% nel prossimo anno.
- L’aumento della capacità produttiva non sarebbe sufficiente a colmare rapidamente il divario.
- I prossimi vincoli potrebbero riguardare elettricità, infrastrutture e materiali per i data center.



