Una nuova campagna di phishing sfrutta il nome di INTERPOL per colpire piccole e medie imprese in più aree del mondo, con l’obiettivo finale di installare ransomware nei sistemi aziendali.
L’operazione, analizzata da Bitdefender, punta soprattutto sulle debolezze organizzative delle PMI: meno personale legale, meno presidio IT e maggiore probabilità di aprire email che simulano comunicazioni ufficiali legate a indagini internazionali.

La campagna usa finte email di INTERPOL per distribuire script malevoli
Gli attaccanti inviano messaggi che imitano comunicazioni delle forze dell’ordine internazionali e sostengono che il destinatario sia coinvolto in un’indagine transnazionale. Il tono urgente serve a creare pressione psicologica e a spingere l’utente a cliccare su link o scaricare file.
Il download porta in realtà a uno script con trojan integrato, usato per ottenere accesso all’ambiente aziendale e preparare il terreno alla distribuzione del ransomware. Più che per la complessità tecnica, questa campagna si distingue per l’efficacia dell’inganno e per la scelta accurata dei bersagli.
- Le email simulano comunicazioni ufficiali di polizia internazionale.
- Il pretesto usato è il coinvolgimento del destinatario in un caso investigativo.
- Il file scaricato contiene codice malevolo che apre la strada all’infezione.
- L’obiettivo finale è la distribuzione di ransomware nei sistemi aziendali.
L’attacco è globale e colpisce settori molto diversi tra loro
La campagna ha già toccato Europa, Asia, Medio Oriente e Nord America, segno di una distribuzione ampia e non limitata a un singolo mercato. I settori coinvolti comprendono alimentare, agricoltura, servizi legali, farmaceutico, media, tecnologia e finanza.
Questa varietà suggerisce un approccio opportunistico ma ben costruito: le imprese di dimensioni medio-piccole, indipendentemente dal comparto, possono diventare bersagli credibili se mancano procedure interne per verificare messaggi sensibili o allegati inattesi.
- Aree colpite: Europa, Asia, Medio Oriente e Nord America.
- Settori osservati: alimentare, agricoltura, legale, farmaceutico, media, tecnologia e finanza.
- Il target principale resta quello delle PMI con difese organizzative più deboli.
La richiesta di contatto su Tox rende l’estorsione più flessibile e difficile da tracciare
Nella fase di estorsione gli attaccanti non indicano subito una cifra precisa. Chiedono invece alla vittima di contattarli tramite Tox, una piattaforma di messaggistica anonima, per negoziare importo del riscatto e modalità di decrittazione dei dati.
Questo schema rende il processo più elastico e meno lineare da monitorare. Per ridurre il rischio, le aziende dovrebbero rafforzare la protezione della posta elettronica, adottare soluzioni di sicurezza endpoint e formare il personale a riconoscere email che sfruttano nomi di enti ufficiali.
- Il riscatto non viene indicato subito nel messaggio finale.
- La trattativa passa da Tox, piattaforma pensata per comunicazioni anonime.
- Sono consigliati filtri email, protezione endpoint e formazione periodica del personale.
- È importante non eseguire file sconosciuti e non aprire link di download non verificati.

