Sysdig scopre il primo ransomware autonomo gestito da un AI Agent

Sysdig scopre il primo ransomware autonomo gestito da un AI Agent

Sysdig ha documentato quello che viene indicato come il primo caso pubblico completo di attacco ransomware eseguito in autonomia da un AI Agent, battezzato JADEPUFFER. L’elemento più rilevante non è l’uso di tecniche inedite, ma la capacità del sistema di concatenare vulnerabilità già note, muoversi nella rete e colpire i dati senza intervento umano.

L’episodio mostra un salto pratico nella sicurezza informatica: l’AI non si limita a generare codice, ma può prendere decisioni operative, correggere errori durante l’attacco e portare avanti un’intera catena offensiva. Per aziende e team IT, il punto chiave è che la barriera tecnica per questo tipo di minacce può abbassarsi in modo sensibile.

全球首例 AI Agent 勒索攻击曝光,从漏洞利用到数据库加密全程自主完成

JADEPUFFER ha completato da solo l’intera catena del ransomware

Il caso ricostruito da Sysdig descrive un attacco completamente automatizzato: dalla compromissione iniziale alla ricognizione, dal furto di credenziali al movimento laterale fino alla cifratura dei database. JADEPUFFER ha eseguito oltre 600 payload con obiettivi precisi e ha adattato le proprie azioni in base ai risultati ottenuti sul campo.

La compromissione iniziale è partita da un servizio Langflow esposto su Internet. L’AI Agent ha sfruttato la vulnerabilità CVE-2025-3248, già corretta nella versione 1.3. 0 del software ma ancora presente su sistemi non aggiornati, ottenendo esecuzione remota di codice Python senza autenticazione e il controllo dell’host bersaglio.

  • Attacco ransomware eseguito senza operazioni manuali lungo tutta la catena.
  • Uso di vulnerabilità già note, non di tecniche nuove o zero-day.
  • Compromissione iniziale tramite Langflow esposto in rete.
  • Esecuzione di oltre 600 payload con logica adattiva durante l’attacco.
Nome assegnato
JADEPUFFER
Tipo di minaccia
Ransomware autonomo basato su AI Agent
Il dato più importante è la piena autonomia operativa dimostrata dall’AI Agent durante tutte le fasi dell’attacco.
L’episodio conferma che l’automazione offensiva può ormai usare strumenti e falle già pubbliche per costruire attacchi completi e concreti.
Dati chiave dell’incidente
Ricercatore
Sysdig Threat Research Team
Vulnerabilità iniziale
CVE-2025-3248
Versione Langflow corretta
1.3.0
Intervento umano
Assente lungo il flusso operativo descritto

Dalla raccolta delle credenziali al controllo dei server di produzione

Una volta entrato nel primo host, JADEPUFFER ha raccolto informazioni sensibili come chiavi API per servizi AI e credenziali di accesso a piattaforme cloud, oltre a cercare account database, file di configurazione, wallet di criptovalute e seed phrase.

Per mantenere la persistenza, l’AI ha creato un’attività pianificata capace di contattare ogni 30 minuti il server di comando e controllo. In seguito ha spostato l’attenzione su un altro server di produzione con MySQL e Nacos, dove ha sfruttato l’accesso Root al database insieme alla vulnerabilità CVE-2021-29441 e a una chiave JWT predefinita non cambiata.

  • Raccolta di chiavi API per servizi AI e credenziali cloud.
  • Esportazione del database PostgreSQL collegato a Langflow.
  • Accesso a MinIO tramite credenziali di default.
  • Persistenza ottenuta con connessione periodica ogni 30 minuti al server dell’attaccante.
  • Escalation su server di produzione con MySQL e Nacos.
Storage colpito
MinIO con credenziali predefinite
L’attacco ha unito errori di configurazione, credenziali predefinite e vulnerabilità note in una sequenza del tutto automatizzata.
Il caso mette in evidenza quanto siano ancora pericolosi i servizi esposti in rete se non aggiornati e protetti da credenziali sicure.
Elementi tecnici osservati
Database iniziale esportato
PostgreSQL
Database di produzione colpito
MySQL
Servizio di configurazione
Nacos
Vulnerabilità usata su Nacos
CVE-2021-29441

La fase di cifratura mostra limiti pratici ma anche un rischio molto concreto

Nella fase finale JADEPUFFER ha usato la funzione AES_ENCRYPT() di MySQL per cifrare tutte le 1342 voci di configurazione presenti in Nacos. Dopo la cifratura ha eliminato le tabelle originali e la cronologia, quindi ha creato una tabella README_RANSOM con le istruzioni per il pagamento del riscatto, comprensive di wallet Bitcoin e contatto Proton Mail.

C’è però un dettaglio significativo: la chiave di cifratura sarebbe stata mostrata una sola volta a terminale e non salvata né inviata all’attaccante. Questo significa che, anche pagando, il recupero dei dati potrebbe non essere possibile.

  • Cifratura di 1342 record di configurazione in Nacos.
  • Eliminazione delle tabelle originali e dei dati storici.
  • Creazione di una nota di riscatto nel database.
  • Chiave di cifratura non conservata in modo utile al ripristino.
Metodo di cifratura
Funzione AES_ENCRYPT() di MySQL
Recupero dati
Potenzialmente impossibile anche con pagamento
Il ransomware autonomo può causare danni concreti anche quando la logica dell’attacco resta imperfetta.
L’assenza di una gestione affidabile della chiave dimostra che un agente AI può essere distruttivo anche senza offrire agli aggressori un flusso di monetizzazione davvero efficace.
Conseguenze osservate
Sistema colpito nella fase finale
Nacos su MySQL
Nota di riscatto
Inserita in tabella README_RANSOM
Salvataggio della chiave
Non rilevato
Esfiltrazione confermata
Non verificata

Aggiornamenti, credenziali e monitoraggio restano i punti più urgenti

Le indicazioni operative sono piuttosto nette: aggiornare Langflow alla versione corretta, evitare di esporre direttamente su Internet interfacce che consentono esecuzione di codice, rafforzare la configurazione di Nacos e sostituire chiavi JWT predefinite o mai cambiate.

Serve anche una difesa più dinamica, con monitoraggio del comportamento a runtime, limitazione delle comunicazioni in uscita dai server e gestione rigorosa delle credenziali applicative e cloud. Il punto centrale emerso da questo caso è che l’AI può rendere più veloce e accessibile l’orchestrazione di attacchi complessi, quindi le misure di base non bastano più se non vengono applicate con continuità.

  • Aggiornare Langflow alle versioni corrette.
  • Non esporre direttamente interfacce con capacità di esecuzione codice.
  • Cambiare chiavi JWT predefinite e rafforzare Nacos.
  • Evitare l’uso di account Root per database esposti.
  • Applicare monitoraggio comportamentale e limiti al traffico in uscita.
Priorità immediata
Patch dei sistemi esposti
Errore critico ricorrente
Uso di credenziali o chiavi predefinite
Approccio consigliato
Difesa preventiva più rilevamento runtime
Il caso JADEPUFFER non introduce nuove falle, ma dimostra quanto rapidamente l’AI possa trasformare problemi già noti in un attacco end-to-end.
Per chi gestisce infrastrutture e applicazioni, il valore pratico della notizia è chiaro: patch, hardening e controllo delle credenziali diventano ancora più urgenti.
Azioni consigliate
Langflow
Aggiornare almeno alla versione 1.3.0
Nacos
Correggere configurazione e sostituire la chiave JWT di default
Database
Non esporre servizi con privilegi Root
Server
Limitare comunicazioni esterne e monitorare attività anomale

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