Volkswagen sta valutando una mossa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata improbabile: portare in Europa modelli sviluppati in Cina, con la possibilità di importarli direttamente oppure assemblarli localmente. L’ipotesi è ancora allo studio, ma il tema è già diventato delicato all’interno del gruppo.
A frenare l’operazione non ci sono solo i costi industriali e gli adeguamenti tecnici necessari per il mercato europeo, ma anche resistenze interne. Il CFO Arno Antlitz avrebbe infatti espresso forti dubbi sull’idea di vendere con il marchio Volkswagen auto prodotte in Cina e derivate da progetti percepiti come lontani dall’identità tecnica del brand.
Volkswagen studia l’arrivo in Europa di modelli sviluppati in Cina
Il gruppo tedesco ha avviato uno studio di fattibilità per capire se abbia senso economico portare in Europa vetture nate per il mercato cinese. Le opzioni considerate includono l’importazione dell’auto completa dalla Cina oppure l’assemblaggio in Europa del veicolo finito o di componenti principali.
L’operazione non è stata ancora approvata in via definitiva e resta una possibilità sul tavolo. Questo significa che il progetto potrebbe evolvere, cambiare forma oppure essere accantonato se i numeri non dovessero tornare.
A maggio il CEO Oliver Blume aveva già citato la possibilità di valutare l’ingresso in Europa della ID. Era 9X di SAIC Volkswagen. Tuttavia, l’orientamento più recente sembra puntare soprattutto su un altro modello, non ancora lanciato in Cina.
- Studio in corso su importazione diretta e produzione o assemblaggio in Europa.
- Il progetto riguarda modelli sviluppati in Cina ma destinati a un possibile posizionamento europeo.
- L’ipotesi resta preliminare e non rappresenta ancora una decisione industriale definitiva.
Il nuovo SUV userebbe la piattaforma CSP e richiederebbe adattamenti per l’Europa
Il modello oggi considerato con maggiore attenzione sarebbe un SUV di dimensioni vicine a quelle del Touareg. La base tecnica indicata è la CSP, piattaforma modulare sviluppata internamente da Volkswagen in Cina.
Un dettaglio importante è che la CSP non condivide tecnologia e componenti con SAIC. Per il gruppo questo significa mantenere un controllo diretto sull’architettura del veicolo, un aspetto rilevante se l’obiettivo è esportare il modello in mercati più esigenti sul piano normativo e d’immagine.
Prima di un eventuale debutto europeo, però, l’auto dovrebbe essere rivista in più aree: sistemi di assistenza alla guida, materiali e software. In altre parole, non si tratterebbe di una semplice importazione senza modifiche, ma di un adattamento mirato alle richieste del mercato europeo.
- Dimensioni previste vicine a quelle di Volkswagen Touareg.
- Piattaforma CSP sviluppata da Volkswagen in Cina.
- Necessari adeguamenti su ADAS, materiali e software prima di un eventuale lancio europeo.
Dazi e dubbi interni restano i principali ostacoli al piano
Il fronte più complicato è quello dei costi. I dazi sulle auto prodotte in Cina e importate in Europa possono pesare molto sull’equilibrio economico dell’operazione, soprattutto per modelli che non rientrano in eccezioni specifiche.
Il caso della CUPRA Tavascan, prodotta in Cina ma esportata in Europa, mostra bene la differenza: il modello ha ottenuto un’esenzione tariffaria grazie al forte impiego di tecnologia europea. Le future Volkswagen prese in esame difficilmente avrebbero lo stesso trattamento, con un impatto diretto sul prezzo finale.
Oltre al tema doganale c’è poi quello interno. Arno Antlitz avrebbe messo in guardia il gruppo dal rischio di associare l’immagine di qualità Volkswagen a vetture prodotte in Cina e originate da soluzioni considerate non pienamente coerenti con il patrimonio tecnico del marchio.
- I dazi europei sono il principale ostacolo alla semplice importazione dalla Cina.
- La Tavascan rappresenta un precedente diverso perché ha beneficiato di una specifica esenzione.
- All’interno del gruppo restano dubbi su immagine del marchio, qualità percepita e impatto sugli impianti tedeschi.




