Oracle ha rilasciato VirtualBox 7.2. 14, un aggiornamento di manutenzione che porta diverse correzioni pratiche per chi usa il software di virtualizzazione su Windows e Linux.
La novità più visibile riguarda il supporto iniziale al kernel Linux 7.2, ma l’update interviene anche sulla gestione degli appunti Unicode in Windows 10 e Windows 11, oltre a correggere un problema che poteva causare riavvii anomali nelle macchine virtuali Windows 11 dopo l’aggiornamento delle voci Secure Boot DBX via UEFI.

VirtualBox 7.2.14 migliora compatibilità e stabilità su Windows 11 e Linux
Questa release si concentra soprattutto su compatibilità e affidabilità. Su Windows 10 e Windows 11, VirtualBox ora gestisce correttamente i formati Unicode degli appunti, un dettaglio utile per evitare errori nel copia e incolla tra host e macchina virtuale. L’installer è stato inoltre aggiornato per rilevare l’ambiente Microsoft Visual C++ Runtime attraverso il framework dei servizi di Windows.
Fra le correzioni più importanti c’è quella dedicata alle VM con Windows 11: dopo l’aggiornamento delle voci Secure Boot DBX tramite UEFI, alcune macchine virtuali potevano incorrere in un controllo di errore con successivo riavvio.
- Supporto iniziale al kernel Linux 7.2.
- Gestione corretta del formato Unicode negli appunti su Windows 10 e Windows 11.
- Correzione del problema che poteva causare crash e riavvio delle VM Windows 11 dopo aggiornamenti Secure Boot DBX via UEFI.
- Migliorie alla compatibilità con Hyper-V su CPU senza supporto XSAVE.
Oracle semplifica anche il processo di compilazione di VirtualBox
Oltre alle correzioni lato utente, Oracle ha rivisto anche il livello di build del progetto. I requisiti per compilare i componenti BIOS tradizionali sono stati semplificati e l’intero processo può ora usare in modo uniforme l’assembler NASM 2.16 o versioni successive.
È un cambiamento meno visibile per l’utente finale, ma utile per chi compila VirtualBox o segue lo sviluppo del software, perché riduce la complessità dell’ambiente necessario e rende più lineare la manutenzione delle build.
- Ridotti i requisiti di compilazione per i componenti BIOS tradizionali.
- Processo di build unificato con NASM 2.16 o superiore.
- Minore complessità per manutenzione e sviluppo del progetto.


