Samsung Heavy Industries punta a portare sul mercato il suo primo data center galleggiante nella seconda metà del 2028, accelerando su una categoria che promette di ridurre i vincoli di spazio e di sfruttare l’acqua di mare per il raffreddamento.
Il progetto ruota attorno a una piattaforma da 50 MW e si inserisce in una fase di forte interesse per le infrastrutture AI. Restano però alcuni nodi tecnici decisivi, tra cui continuità elettrica, facilità di manutenzione e percorso regolatorio.

Samsung Heavy Industries fissa il target commerciale per il primo data center galleggiante
L’azienda ha definito come obiettivo la commercializzazione della sua prima nave data center nella seconda metà del 2028. Il piano segue una serie di passi già avviati nel 2024 per dare solidità industriale al progetto, che non viene più trattato come semplice concept ma come piattaforma da sviluppare con partner tecnici e di classificazione navale.
- La soluzione annunciata ha una capacità di 50 MW.
- Ad aprile il progetto ha ottenuto un riconoscimento di principio da parte di due enti di classificazione, uno statunitense e uno britannico.
- A giugno è arrivato un accordo tripartito con l’armatore greco Capital e con Lloyd’s Register.
- Sempre a giugno è stata avviata una collaborazione con Supermicro per l’infrastruttura di calcolo del data center galleggiante.
Come sarà costruito il data center galleggiante e quali vantaggi promette
Samsung Heavy Industries intende sviluppare un nuovo design navale specifico per questa applicazione. La piattaforma dovrebbe includere sala dati, apparati elettromeccanici, sistemi di generazione elettrica a bordo e serbatoi di gas naturale liquefatto, segno che la nave viene pensata come infrastruttura energetica e informatica nello stesso tempo.
Tra i possibili approvvigionamenti energetici figurano cavi sottomarini e celle a combustibile interne. Il vantaggio più evidente rispetto a un data center tradizionale è l’assenza di vincoli di superficie a terra, con in più la possibilità di usare l’acqua di mare come risorsa di raffreddamento.
- Nuovo scafo progettato espressamente per ospitare il data center.
- Presenza di sistemi elettromeccanici e generazione elettrica di bordo.
- Possibile alimentazione tramite cavi sottomarini.
- Possibile uso di celle a combustibile interne.
- Raffreddamento favorito dalla disponibilità continua di acqua di mare.
I problemi da risolvere prima della commercializzazione restano sostanziali
Il modello FDC offre vantaggi chiari sulla carta, però non è ancora una soluzione semplice da industrializzare. La stabilità dell’alimentazione, la rapidità degli interventi di manutenzione e l’insieme delle autorizzazioni necessarie restano i principali ostacoli da superare prima di un utilizzo commerciale su larga scala.
Proprio questi fattori spiegano perché il percorso verso il 2028 sia importante da monitorare: non basta costruire la nave, serve dimostrare che un data center galleggiante può garantire continuità, efficienza e conformità normativa in modo comparabile alle strutture a terra.
- La stabilità dell’alimentazione è una delle sfide centrali.
- La manutenzione in ambiente marino è più complessa rispetto a un sito terrestre.
- Le regole e le autorizzazioni possono rallentare l’adozione commerciale.
- La vera prova sarà l’affidabilità operativa nel lungo periodo.
