Il mercato smartphone globale ha chiuso il secondo trimestre 2026 con 272 milioni di unità spedite, in calo del 6% su base annua. Il dato conferma una fase di pressione che non riguarda soltanto la domanda, ma soprattutto la struttura dei costi lungo la filiera.
A pesare sono in particolare i prezzi elevati delle memorie, che stanno complicando le forniture e aumentando il costo dei componenti. In questo scenario i produttori stanno progressivamente spostando l’attenzione dai volumi alla difesa dei margini e del prezzo medio di vendita, con un effetto diretto sulla corsa verso modelli più premium.
I costi delle memorie stanno cambiando le priorità del settore
L’aumento dei prezzi delle memorie continua a incidere sulla disponibilità dei componenti e sui bilanci dei marchi, costringendo l’intero comparto a rivedere le strategie commerciali. Invece di inseguire la massima espansione delle spedizioni, le aziende stanno cercando di proteggere redditività e posizionamento, anche a costo di accettare un mercato meno dinamico nei segmenti più accessibili.
La pressione dovrebbe proseguire anche nella seconda metà dell’anno. Il rallentamento delle spedizioni potrebbe attenuarsi dopo il brusco aggiustamento visto nel trimestre, però una vera ripresa dei volumi appare difficile finché i costi dei componenti non torneranno su livelli più sostenibili.
Samsung resta in testa, Apple cresce in controtendenza
Sul fronte dei produttori, Samsung mantiene la leadership globale e risulta anche l’unico marchio Android tra i primi cinque a registrare una crescita delle spedizioni. Il dato suggerisce una tenuta più solida del catalogo e una gestione più efficace in una fase in cui la pressione sui costi sta penalizzando molti concorrenti.
Molto forte anche la performance di Apple, che mette a segno un aumento del 23% nelle spedizioni e raggiunge una quota di mercato del 20%, il livello più alto mai toccato nello stesso periodo.
Per i prossimi mesi il nodo resta il mix tra volumi e redditività
Il quadro che emerge è quello di un mercato meno orientato alla semplice crescita numerica e più concentrato sulla qualità del fatturato. Per i grandi marchi questo significa puntare su modelli dal prezzo medio più alto, mentre per i segmenti economici la situazione resta più fragile, perché ogni incremento nel costo dei componenti riduce lo spazio di manovra su listini e promozioni.
Per chi osserva il settore dal lato prodotto, il messaggio è chiaro: nei prossimi trimestri potrebbero pesare più di prima configurazioni, memoria, taglio di prezzo e posizionamento di gamma. Finché la tensione sulla catena di fornitura non si allenterà, la fascia premium continuerà a essere il terreno più difendibile per i produttori.





