Spotify dice di aver tolto oltre 50 milioni di brani spam e “AI slop” dalle raccomandazioni nel solo 2026. La piattaforma descrive così il bilancio degli interventi per ridurre contenuti ripetitivi, ingannevoli o caricati in massa e dare più spazio agli artisti umani. È un dato dichiarato dall’azienda, non una misurazione indipendente.
Il punto da chiarire subito è che escludere un brano dai consigli non equivale a cancellarlo dal catalogo. Spotify distingue questo risultato dagli oltre 75 milioni di tracce spam rimosse del tutto dalla piattaforma per violazioni gravi o ripetute delle sue regole.

Come vengono riconosciuti spam e AI slop
Spotify non presenta un singolo rilevatore infallibile. Dice di combinare ascolti e interruzioni, segnalazioni degli utenti, schemi di caricamento, metadati e informazioni fornite da strumenti esterni di rilevamento AI. Cerca inoltre duplicati, pubblicazioni in massa, manipolazione delle ricerche, reti di playlist spam e tracce artificialmente brevi.
Il sistema di raccomandazione è stato modificato più volte negli ultimi sei mesi. Anche la selezione editoriale segue il criterio di non proporre contenuti identificati come slop o spam. La società riconosce che i rilevatori AI hanno limiti e che distinguere i contenuti diventerà più difficile con l’evoluzione dei modelli generativi.
Non si tratta quindi di un divieto automatico di tutta la musica creata con l’AI: il bersaglio dichiarato è l’uso ingannevole o seriale che peggiora l’ascolto e interferisce con il lavoro degli artisti.

Badge e crediti AI non sono tutti una novità di oggi
Il bilancio richiama strumenti già introdotti nei mesi scorsi. Gli AI Credits, disponibili da aprile, permettono di dichiarare quali strumenti o ruoli musicali hanno usato l’intelligenza artificiale; l’informazione è visibile nei crediti del brano sull’app mobile. Spotify riferisce decine di migliaia di dichiarazioni inviate ogni giorno.
Il badge Verified by Spotify segnala invece che dietro un artista c’è una persona reale e identificabile. Secondo l’azienda lo hanno oltre 300.000 artisti, più del 70% indipendenti. La cover mostra un’immagine promozionale di questo badge, non una nuova interfaccia lanciata oggi.
Le identità artistiche generate artificialmente possono ricevere il badge AI Persona: sono escluse per impostazione predefinita dalle raccomandazioni editoriali e algoritmiche, con eccezioni come la scelta dell’utente di seguirle. Non è la stessa cosa di un’etichetta obbligatoria su ogni canzone che usa l’AI.
Resta inoltre in estensione Artist Profile Protection, lo strumento che consente agli artisti di controllare le nuove uscite attribuite al proprio profilo. Spotify ne prevede l’apertura a tutti gli artisti entro fine anno: il comunicato non dice che il passaggio sia già completato.
Fonte: Spotify — documento ufficiale.





