Il tempo coordinato universale (UTC) diventerà continuo dal 20 maggio 2027. Lo stabilisce la Risoluzione 5 approvata dalla Conferenza generale dei pesi e delle misure nel 2026. Da quella data non saranno più introdotti i consueti aggiustamenti di un secondo per mantenere l’UTC molto vicino al tempo basato sulla rotazione terrestre.
La decisione è stata presa ora, ma non entra in vigore immediatamente. Il limite ammesso per la differenza tra UT1, la scala legata alla rotazione terrestre, e UTC salirà a 3.600 secondi, cioè un’ora. Secondo il BIPM, questo margine è sufficiente a mantenere la continuità dell’UTC per diversi secoli.

Cos’è il secondo intercalare e perché crea problemi
Dal 1972 i secondi intercalari sono serviti a compensare il fatto che la rotazione della Terra non procede con la stessa regolarità degli orologi atomici. In pratica, una giornata UTC poteva contenere il minuto insolito 23:59:60. Lo schema illustrativo del NIST usato in copertina raffigura proprio questa eccezione; non documenta la riunione del 2026.
Per i sistemi informatici distribuiti un secondo aggiunto, o addirittura sottratto, non è un dettaglio banale: server, reti e dispositivi possono applicare l’aggiustamento in modi diversi. La risoluzione cita trasporti, distribuzione di energia, telecomunicazioni e progetti spaziali tra le infrastrutture che richiedono un riferimento temporale continuo.

Il rischio del primo secondo negativo
La Terra ha accelerato la propria rotazione in anni recenti. Di conseguenza, in futuro si potrebbe dover togliere un secondo anziché aggiungerlo: un’operazione mai eseguita finora. Un workshop tecnico citato dal BIPM stima una probabilità del 30% di un secondo negativo entro il 2035, non la certezza che sarebbe stato necessario.
Il laboratorio britannico NPL spiega che errori nella sincronizzazione possono produrre differenze fra reti e ripercuotersi su servizi mobili o reti elettriche. La scelta elimina questo specifico rischio operativo futuro, ma richiede comunque ai fornitori di sistemi di recepire il nuovo margine tra UTC e UT1.
L’ora civile e la navigazione non cambiano all’improvviso
Il nuovo limite di un’ora non significa che gli orologi verranno spostati di un’ora nel 2027. È il margine massimo teorico tra due scale temporali, destinato ad accumularsi lentamente nei secoli; è distinto dai fusi orari e dall’ora legale. Chi ha bisogno di conoscere il tempo legato alla rotazione terrestre continuerà a ricevere i dati UT1 tramite servizi specializzati e messaggi dei sistemi satellitari di navigazione.
Il testo della Risoluzione 5 del BIPM incarica gli organismi internazionali di accompagnare la transizione e monitorare la differenza tra le scale. Le immagini nel corpo sono materiale didattico e d’archivio del NIST: mostrano un orologio atomico e uno schema della sincronizzazione, non l’evento in cui è stata votata la decisione.


