Michael Burry, l’investitore reso celebre dal libro e dal film La grande scommessa, è tornato a colpire il settore AI con una posizione molto netta: un forte crollo dei mercati che impedisse a OpenAI e Anthropic di quotarsi in Borsa sarebbe, a suo giudizio, un vantaggio per l’umanità.
Il punto centrale del suo ragionamento è finanziario prima ancora che tecnologico. Burry sostiene che le due società potrebbero attirare migliaia di miliardi di dollari di capitali per poi distruggerne il valore, e considera questo scenario soltanto il danno minore rispetto ai rischi più ampi legati alla corsa all’intelligenza artificiale.

Burry alza il tono contro la possibile quotazione dei big dell’AI
L’intervento di Burry è arrivato con toni volutamente estremi. In risposta a un commento ironico che evocava uno scenario in stile Skynet, l’investitore ha lasciato intendere che il senso della sua posizione sia proprio questo: fermare l’accesso al mercato azionario di aziende che oggi rappresentano il centro della nuova ondata speculativa sull’AI.
La sua lettura è chiara: il boom del settore starebbe alimentando aspettative e valutazioni sempre più difficili da sostenere. In questo quadro, la quotazione di OpenAI e Anthropic rischierebbe di convogliare ancora più denaro verso un comparto già surriscaldato, aumentando la portata di un eventuale ridimensionamento futuro.
OpenAI resta prudente, mentre Anthropic viene indicata come più vicina all’IPO
Sul fronte operativo, i segnali delle due aziende non coincidono. Sam Altman ha già osservato che una quotazione nel 2026 non sarebbe una scelta saggia, soprattutto per le implicazioni legate alla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Anthropic, invece, viene considerata più vicina a un debutto sui mercati, con indiscrezioni che la collocano dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Il tema è rilevante perché lo sviluppo di modelli avanzati e delle infrastrutture di calcolo richiede investimenti enormi. Una volta quotate, società come OpenAI e Anthropic potrebbero accedere a una base di finanziatori molto più ampia, con un’accelerazione ulteriore su chip, data center e capacità computazionale.
La scommessa ribassista di Burry si allarga a chip, data center e Nasdaq 100
Burry ha anche aggiornato la propria visione sui tempi della correzione: ora ritiene più probabile che il suo scenario ribassista sull’AI si concretizzi entro il prossimo anno, anticipando una previsione che in precedenza aveva collocato più avanti.
La sua tesi è che l’attuale espansione di chip e data center sia sostenuta in parte dal debito e resti vulnerabile a un contesto di tassi più elevati. Se la spesa dovesse rallentare, l’intera catena potrebbe incepparsi rapidamente.
