Google ha chiarito un punto importante sul nuovo Tensor G6 montato sulla serie Pixel 11: il chip non usa il processo produttivo a 2 nm come ipotizzato in alcune indiscrezioni, ma il più recente nodo 3 nm migliorato di TSMC.
Il dato conta perché aiuta a leggere meglio il posizionamento del SoC: Google punta meno sull’effetto annuncio del nodo produttivo e più sui guadagni concreti in velocità, intelligenza artificiale ed efficienza. Tensor G6 viene infatti presentato come il chip proprietario più rapido e potente mai realizzato dall’azienda.

Tensor G6 usa il nuovo 3 nm migliorato di TSMC
La conferma del processo produttivo mette ordine in una delle indiscrezioni più discusse delle ultime settimane. Tensor G6 non debutta sui 2 nm, ma adotta una versione aggiornata del 3 nm di TSMC, soluzione che resta comunque di fascia molto alta per uno smartphone premium.
Dal punto di vista pratico, il nodo produttivo è solo una parte del quadro, ma resta un indicatore utile per capire le ambizioni del chip. In questo caso il messaggio è chiaro: niente salto simbolico ai 2 nm, però un affinamento tecnico che dovrebbe tradursi in miglioramenti concreti nell’uso quotidiano e nelle funzioni intelligenti dei Pixel 11.
Prestazioni e AI sono i veri punti chiave della nuova piattaforma
Google descrive Tensor G6 come il SoC interno più potente mai sviluppato finora. L’aggiornamento della CPU porta un miglioramento del 15% nell’avvio delle app e del 25% nel caricamento della navigazione web, due indicatori molto immediati perché incidono sulla percezione di reattività generale del dispositivo.
Il salto più netto riguarda però la componente dedicata all’intelligenza artificiale. La TPU cresce del 50% nella capacità di calcolo, mentre l’elaborazione AI in locale arriva fino a 3,5 volte più veloce, con un incremento dell’efficienza energetica che può toccare anch’esso 3,5 volte.
In attesa di test indipendenti, il quadro che emerge è quello di un chip meno spettacolare sul piano del marketing del processo produttivo, ma potenzialmente più interessante nella sostanza. Se questi numeri troveranno conferma nell’uso reale, Pixel 11 potrebbe guadagnare soprattutto in fluidità, autonomia sotto carico AI e velocità nelle funzioni intelligenti che ormai definiscono l’esperienza Google.

