Shenzhen University of Advanced Technology introdurrà dal 2026 una classe sperimentale che prevede la progressiva eliminazione dell’inglese universitario tradizionale, sostituito da corsi di comunicazione interculturale. L’annuncio arriva dal preside accademico Zhao Wei, già rettore dell’Università di Macao.
L’idea di fondo è chiara: con strumenti di traduzione e AI sempre più diffusi, il valore aggiunto non sta solo nella lingua, ma nella capacità di gestire relazioni, negoziazioni e contesti culturali complessi. Per l’ateneo, proprio questo resta uno spazio in cui il pensiero umanistico e la comunicazione reale conservano un peso centrale.

La nuova classe sperimentale punta sulla comunicazione interculturale al posto dell’inglese tradizionale
Il cambiamento partirà con una classe sperimentale della coorte 2026 e sarà introdotto in modo graduale. L’obiettivo non è eliminare il rapporto con le lingue straniere, ma spostare il focus dall’insegnamento accademico dell’inglese a una formazione più pratica sulla gestione dei rapporti internazionali, con attenzione sia alla cultura occidentale sia a quella orientale.
Nel messaggio dell’università emerge un’impostazione molto concreta: gli studenti dovranno imparare a dialogare con interlocutori stranieri in modo equilibrato, con sicurezza, misura e capacità di lettura del contesto. È una scelta che lega la formazione linguistica alle esigenze reali di business, scambio culturale e collaborazione globale.
- Avvio previsto con una classe sperimentale 2026.
- Progressiva sostituzione del corso di inglese universitario con insegnamenti di comunicazione interculturale.
- Percorso orientato a cultura occidentale, cultura orientale e gestione dei rapporti internazionali.
- Taglio pratico: negoziazione, dialogo, equilibrio comunicativo e capacità relazionale.
Per l’università l’AI non sostituisce empatia, giudizio culturale e pensiero umanistico
La scelta didattica si inserisce in un discorso più ampio sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella formazione. Zhao Wei sostiene che l’AI sia efficace nel replicare contenuti standardizzati, ma non possa sostituire davvero la profondità del pensiero umanistico né la qualità della comunicazione tra persone.
Anche con la traduzione in tempo reale ormai accessibile, restano decisive competenze come empatia, senso della misura, comprensione delle differenze culturali e capacità di valutare il tono giusto in una trattativa o in uno scambio istituzionale. In questo quadro, la nuova impostazione dell’ateneo prova a rafforzare proprio le abilità che le macchine non riescono a imitare in modo convincente.
- L’AI viene vista come forte nella produzione di contenuti modellati su schemi, non nella comprensione umana profonda.
- Traduzione automatica e strumenti digitali non eliminano il bisogno di giudizio culturale.
- L’università collega la nuova offerta didattica a competenze utili in business, dialogo internazionale e collaborazione.
- Il messaggio centrale è che la comunicazione reale resta una competenza non facilmente automatizzabile.



