Kinari è un materiale che prova a risolvere uno dei limiti storici della plastica: restare economica e facile da produrre senza rinunciare a prestazioni e resa estetica. Sviluppato dalla divisione MI di Panasonic, è una resina composita a base di cellulosa pensata per oggetti reali, non per prototipi da vetrina.
La sua particolarità sta nel mix tra funzionalità industriale e aspetto finito: può essere modellato, colorato e usato per scocche di elettrodomestici, materiali da costruzione e componenti automotive. La quota di fibre di cellulosa arriva fino all’85%, con l’obiettivo di salire ancora fino al 100%.

Kinari punta a sostituire la plastica con una resina a base vegetale
Kinari nasce da un lavoro avviato nel 2015 e non segue la logica del materiale “green” da lancio rapido. Nel 2019 la formulazione conteneva il 55% di biomassa, nel 2022 era salita al 90%, e oggi la composizione arriva fino all’85% di fibre di cellulosa in base alla versione.
Il punto forte non è solo l’origine vegetale, ma il fatto che il materiale sia pensato per sostituire davvero la plastica tradizionale in prodotti di uso quotidiano e industriale.
- Materiale composito a base di cellulosa, con utilizzo previsto in elettrodomestici, edilizia e automotive.
- Quota di fibre di cellulosa fino all’85%, con obiettivo finale del 100%.
- Sviluppo in corso dal 2015, con miglioramenti graduali della formulazione.

Oggetti finiti che mostrano un aspetto più caldo della plastica tradizionale
Le applicazioni già realizzate aiutano a capire la direzione del progetto: cucchiai neri opachi e verde bosco, ciotole nei toni terracotta, bicchieri con una superficie che ricorda il legno lavorato, dispenser per sapone in colore ambra e lampade sospese con finitura irregolare, quasi in pietra.
L’impressione generale è quella di un materiale che non cerca di imitare la plastica comune, ma propone una presenza visiva più ricca e tattile, abbastanza versatile da funzionare in più categorie senza sembrare un compromesso.
- Finiture viste: nero opaco, verde bosco, terracotta, ambra e effetto pietra.
- Prodotti dimostrativi: cucchiai, ciotole, bicchieri, dispenser per sapone e lampade sospese.
- Aspetto più vicino a legno, ceramica o pietra che alla plastica standard.

Il vantaggio industriale di Kinari è produrre come la plastica, ma con meno impatto
Il motivo per cui Kinari è rilevante va oltre la sostenibilità dichiarata. La resina è pensata per essere lavorata senza investire in nuovi macchinari, perché durante la produzione si comporta in modo simile alla plastica convenzionale.
Il processo produttivo è completamente a secco, quindi elimina l’uso dell’acqua e riduce consumi energetici ed emissioni di anidride carbonica rispetto ai metodi tradizionali. In base alla formulazione, il ricorso al petrolio cala del 55-70%.
- Produzione a secco, senza acqua.
- Riduzione del petrolio impiegato tra il 55% e il 70% a seconda della formulazione.
- Compatibile con i processi produttivi esistenti, senza nuova attrezzatura dedicata.

Il progetto punta anche a un ciclo chiuso del materiale
Kinari non si limita alla fase di produzione. È in sviluppo un approccio al riciclo su due fronti, con l’obiettivo di creare un sistema davvero circolare in cui il materiale possa essere recuperato, trattato e riutilizzato.
La parte finale del ciclo di vita è spesso il tallone d’Achille dei materiali sostenibili. Qui invece il riciclo è trattato come elemento centrale del progetto, non come dettaglio secondario.
- Sistema di riciclo in sviluppo su due fronti.
- Obiettivo: recupero, trattamento e riutilizzo del materiale.
- Impostazione pensata per un vero ciclo chiuso.


