Il Samsung Galaxy S26 Ultra sembra destinato a rimanere indietro rispetto ai principali concorrenti in un ambito ormai sempre più centrale: l’integrazione nativa del sistema magnetico per la ricarica wireless Qi2.
Le prime indiscrezioni sulla serie Galaxy S26 parlavano di magneti integrati su tutti i modelli, pensati per migliorare l’allineamento con i caricabatterie wireless e abilitare accessori magnetici snap-on, sulla scia di quanto già fatto da Apple e Google.
Tuttavia, rumor successivi avevano iniziato a ridimensionare queste aspettative, mettendo in dubbio il supporto Qi2 nativo.

Samsung: una scelta che delude, ma perchè?
La notizia risulta particolarmente deludente perché, fino a pochi mesi fa, l’integrazione dei magneti sembrava praticamente certa. Samsung sarebbe stata al lavoro anche su accessori magnetici ufficiali, inclusa una batteria Qi2, segno che il supporto nativo era considerato parte integrante dell’ecosistema.
Inoltre, il limite di ricarica wireless a 25W, valore massimo previsto dallo standard Qi2.2, era stato interpretato come un’ulteriore conferma della presenza di magneti interni. Un dettaglio che ora appare semplicemente coincidente, non strutturale.
Una possibile spiegazione, raramente citata ma tecnicamente plausibile, riguarda la S Pen.
Il sistema EMR utilizzato da Samsung è particolarmente sensibile ai campi magnetici statici, e l’integrazione di magneti permanenti nel telaio potrebbe interferire con la precisione del digitalizzatore, causando offset o instabilità durante la scrittura.
Non è un caso che, negli anni, Samsung abbia spesso sconsigliato l’uso di cover magnetiche sui dispositivi con S Pen. Spostare i magneti nella custodia, anziché nel telefono, permette di ridurre drasticamente il rischio di interferenze, anche se a costo di un’esperienza Qi2 meno integrata rispetto a iPhone e Pixel.

